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Il modello 730 permette ai contribuenti a credito nei confronti dell'Agenzia delle Entrate di ricevere il rimborso delle tasse direttamente in busta paga o nell'assegno della pensione. Esistono tuttavia alcuni distinguo, ai quali quest'anno si aggiunge la novità del 730 precompilato. Ecco una guida per essere aggiornati su modalità e tempistiche. 730 precompilato e rimborso in busta paga: come funziona Come per il 730 ordinario, anche il 730 precompilato permette di ricevere direttamente in busta paga o nell'assegno della pensione l'eventuale rimborso relativo all'Irpef e alla cedolare secca. Solitamente, detta cifra viene erogata dal sostituto di imposta (datore di lavoro o ente previdenziale) nel mese di luglio per i dipendenti e in quello di agosto per i pensionati. Rispetto al modello "tradizionale", invece, il 730 precompilato offre una sorta di immunità ai contribuenti che decidono di presentarlo tal quale sul sito dell'Agenzia delle Entrate: in questo caso, infatti, non vengono effettuati i controlli documentali sugli oneri detraibili e deducibili né quello preventivo per rimborsi d'imposta superiori a 4.000 euro. Il 730 precompilato, dunque, nasce con l'obiettivo di snellire procedure e burocrazia, ma come tutte la cose nuove ha bisogno di rodaggio. Rodaggio che ha significato un esordio con parecchi problemi. Proroghe e ritardi nei rimborsi per il 730 precompilato Per il 2015 accanto al 730 precompilato, che può essere presentato senza modifiche direttamente sul sito dell'Agenzia delle Entrate o tramite intermediario, continua a sussistere quello ordinario. E proprio la diffidenza degli italiani, insieme a poca informazione sull'argomento e molti errori e lacune nel caso della nuova dichiarazione dei redditi, ha causato un drammatico cortocircuito. CAF e professionisti abilitati si sono ritrovati sommersi di lavoro e l'Agenzia delle Entrate è corsa ai ripari concedendo loro una proroga della scadenza per presentare la documentazione. Nel dettaglio, gli intermediari che entro il termine stabilito del 7 luglio hanno trasmesso l'80% dei 730 hanno tempo fino al 23 di luglio per inviare il restante 20%. Un concessione che se da un lato evita sanzioni, dall'altro causa uno slittamento dei rimborsi in busta paga per i dipendenti. Per il sostituto d'imposta che eroga la somma, infatti, diventa molto difficile - per non dire impossibile - contabilizzarla nella busta paga di luglio, con conseguente procastinazione ai mesi di agosto e, per gli invii più vicini alla scadenza del termine, settembre. Non cambia nulla, invece, per i pensionati. Casi particolari Se il datore di lavoro non fa da sostituto d'imposta o il contribuente è disoccupato, il rimborso è versato dall'Agenzia delle Entrate tramite accredito sul cc bancario o postale, bonifico domiciliato presso Poste italiane o vaglia cambiario della Banca d'Italia (per importi inferiori a 1.000 euro). In questo caso i tempi si allungano a fine anno (e anche oltre per il vaglia). Per le detrazioni dei familiari a carico superiori a 4.000 euro, invece, il rimborso non è fatto in busta paga ed è erogato dopo una serie di controlli preventivi solitamente entro 7 mesi dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. In questo caso, contando dal 7 luglio la data utile è il 28 febbraio 2016.

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La Certificazione Unica (CU) è il nuovo modulo predisposto dall'Agenzia delle Entrate per attestare la percezione di un reddito. Come il suo predecessore CUD è compilata dal sostituto d'imposta, ma diversamente che in passato non riguarda più solamente i dipendenti, ma anche i lavoratori autonomi. Ecco una guida per orientarsi. Certificazione Unica 2015: che cos'è, come funziona, chi riguarda La Certificazione Unica (CU) è un modulo che attesta la percezione di un reddito ed è emesso da chi effettua il pagamento. Il suo predecessore è il CUD, dal quale tuttavia si differenzia perché non tiene traccia solamente dei guadagni di lavoratori dipendenti e pensionati e dei redditi a essi assimilabili, ma anche di quelli dei lavoratori autonomi che rientrano nel regime agevolato dei minimi (Art. 27 del Dl 98/2011) e delle nuove iniziativa produttive (Art. 13 della Legge 388/2000). La CU dunque è a carico di datore di lavoro e committente o, per meglio dire, di chiunque sia sostituto d'imposta, e i termini del 2015 per presentarla alla Agenzia delle Entrate sono il 9 marzo nel caso di compensi da lavoro dipendente, pensione e redditi assimilabili e il 31 luglio (la stessa scadenza prevista per l'invio del modello Unico semplificato ed ordinario) in quello di coloro che non sono tenuti a compilare il 730, ovvero i lavoratori autonomi. Modalità di compilazione della Certificazione Unica 2015 autonomi La Certificazione Unica si compone di due fogli. Sul primo il sostituto d'imposta deve indicare i dati anagrafici di chi ha emesso il pagamento (quindi i suoi) e quelli di chi ha percepito il reddito (lavoratori autonomi del regime agevolato dei minimi e delle nuove iniziative produttive), insieme alla data e alla propria firma.  Sul secondo, invece, nel quadro Certificazione lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi deve inserire il totale dei ricavi e dei compensi corrisposti nel periodo d'imposta 2014 agli autonomi e alle imprese che rientrano nel regime dei minimi e l'ammontare dei compensi corrisposti nel periodo d'imposta 2014 agli autonomi che rientrano nel regime delle nuove iniziative produttive.  

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Dopo la sentenza della Consulta che ha condannato l'Inps a risarcire gli importi legati al blocco delle indicizzazioni per effetto della norma contenuta nel Decreto Salva Italia, l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale con la Circolare 125/2015 ha chiarito (o almeno ci ha provato) tempi, modi e destinatari del rimborso delle pensioni 2015. Ecco una breve guida per orientarsi. Rimborso pensioni Inps 2015: a chi spetta e come funziona Il rimborso relativo alla mancata rivalutazione del biennio 2012-2013 spetta alle pensioni di importo variabile da 3 a 6 volte il minimo Inps, ovvero a quelle comprese tra 1.500 e 3.000 euro lordi mensili, e sarà erogato a partire dal 1° agosto 2015 attraverso un sistema di importi progressivi a scalare. Nello specifico, il rimborso è legato a una rivalutazione del 100% dell'inflazione per le pensioni pari a 3 volte il minimo, del 40% per le pensioni pari a 4 volte il minimo, del 20% per le pensioni pari a 5 volte il minimo e del 10% per le pensioni pari a 6 volte il minimo. Al di sotto e al di sopra di dette soglie non c'è rivalutazione e dunque non sono previsti rimborsi, mentre per il biennio 2014-2015 è calcolata sull'incremento di quello 2012-2013 ed è pari al 20% della percentuale assegnata per ogni fascia di reddito. La Circolare 125/2015 riporta un esempio concreto in cui si spiega che le pensioni fino a 1.500 euro lordi mensili saranno rivalutate di 796,27 euro sulla base degli arretrati 2012, 2013, 2014 e 2015 e che l'Inps restituirà per il 2012 210,60 euro, per il 2013 447,20, per il 2014 89,96 euro e per il 2015 48,51 euro. L'Istituto provvederà quindi a ricalcolare le pensioni 2016 applicando dette percentuali di perequazione ai coefficienti di perequazione in vigore, operazione che in concreto significa che una pensione di 1.500 lordi mensili, rivalutata al 1° di agosto a 1.525 euro lordi mensili, da gennaio del 2016 diventerà di 1.541 euro, sempre lordi e sempre mensili. Modalità di rimborso, reversibilità e tasse Il rimborso delle pensioni 2015 avviene in automatico, con integrazione della somma spettante (calcolata dall'Inps) direttamente nell'importo dell'assegno mensile. Non è dunque necessario presentare alcun tipo di domanda, fatta eccezione per gli eredi nel caso in cui il titolare della pensione sia deceduto. Gli aventi diritto dovranno fare richiesta attraverso un apposito modulo che sarà predisposto a breve sul sito www.inps.gov.it. Infine, il rimborso delle pensioni Inps è sottoposto al regime della tassazione separata (23%) per gli arretrati fino al 2014 e a quello della tassazione ordinaria per le somme maturate dal 2015.

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Giugno non segna solo l'inizio dell'estate, ma è anche il mese della dichiarazione dei redditi e delle prime scadenze fiscali. Ecco allora una guida per compilare e presentare correttamente nei termini stabiliti il Modello Unico 2015, relativo ai redditi percepiti nel 2014. Chi deve presentare il Modello Unico 2015 Il modello Unico 2015 deve essere presentato sia dai lavoratori dipendenti che dai professionisti titolari di Partita Iva. Nello specifico, tra i lavoratori dipendenti hanno l'obbligo di compilare Unico 2015: coloro che hanno cambiato datore di lavoro e sono in possesso di più certificazioni di lavoro dipendente o assimilati, se l'imposta corrispondente al reddito complessivo è maggiore del totale delle ritenute di 10,33 euro; chi ha percepito dall'Inps o da altri Enti indennità e somme a titolo di integrazione salariale o ad altro titolo, se per errore non sono state effettuate le ritenute; quanti si sono visti riconoscere dal sostituto d'imposta deduzioni dal reddito e/o detrazioni d'imposta non spettanti in tutto o in parte; chi ha percepito retribuzioni e/o redditi da privati senza obbligo di rilascio di ritenute d'acconto; coloro ai quali il sostituto d'imposta non ha trattenuto il contributo di solidarietà; quanti hanno conseguito redditi sui quali l'imposta si applica separatamente; coloro ai quali non sono state trattenute o non sono state trattenute nella misura dovuta le addizionali comunale e regionale all'IRPEF, se l'importo dovuto per ciascuna supera 10,33 euro; chi ha conseguito plusvalenze e redditi di capitale da assoggettare ad imposta sostitutiva. Quando e come deve essere presentato Unico 2015 Unico 2015 in forma cartacea deve essere presentato dal 2 maggio 2015 al 30 giugno 2015 presso un ufficio postale, mentre per il modello telematico c'è tempo fino al 30 settembre. In entrambi i casi, la documentazione va fatta pervenire all'Agenzia delle Entrate esclusivamente in modalità telematica, tramite servizio Entratel o Internet (Fisconline). Nel primo caso a occuparsene è l'ufficio postale e nel secondo il contribuente o un intermediario abilitato e la data ultima per la trasmissione è il 7 luglio. Tuttavia, in considerazione di diversi problemi e difficoltà riscontrati dagli operatori, è attualmente al vaglio l'approvazione di una proroga al 14 luglio. Quando si versa la prima rata Le scadenze per tutti i versamenti a saldo che risultano dalla dichiarazione, compresi quelli relativi al primo acconto, sono il 16 giugno e il 16 luglio. Ai contribuenti soggetti agli studi di settore, i contribuenti minimi e i contribuenti entrati nel nuovo regime forfettario previsto dalla Legge di Stabilità 2015 potrebbe però essere concessa una proroga a causa dei ritardi nel varo di Gerico 2015 e nella pubblicazione dei modelli per la compilazione dei studi di settore. La data ipotizzata al momento, in attesa di conferma, è il 6 luglio. Per maggiori informazioni e per istruzioni dettagliate sulla compilazione del Modello Unico 2015 si invita a visitare il sito dell'Agenzia delle Entrate.

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Buone notizie per i contribuenti italiani: a parte alcune eccezioni, "nel 2015, la stragrande maggioranza dei Governatori italiani ha deciso di non aumentare l'addizionale Irpef". A dare l'annuncio è la Cgia di Mestre, che dopo avere raccolto ed elaborato i dati relativi alle diverse Regioni parla di una sostanziale stabilità nella gestione della tassa, sia pure con i dovuti distinguo. Che cos'è l'addizionale Irpef Come dice il nome stesso, l'addizionale Irpef è una quota tributaria che si paga in aggiunta all'Imposta sul reddito delle persone fisiche introdotta dal Decreto legislativo 15 dicembre 1997 n.446 e successive modifiche. Il contribuente deve versare l'addizionale Irpef alla Regione in cui ha il domicilio fiscale al 31 dicembre dell'anno fiscale di riferimento se per lo stesso anno d'imposta è tenuto a pagare l'imposta sul reddito ai fini Irpef. Addizionale Irpef 2015: le regioni "amiche" dei contribuenti Delle 20 Regioni italiane, 13 hanno deciso di mantenere inalterata l'addizionale Irpef 2015 e 2 addirittura hanno scelto di ridurla. Nel dettaglio, l'addizionale Irpef 2015 resta uguale all'anno passato in Abruzzo (una sola aliquota dell'1,73%), Basilicata, Campania (una sola aliquota del 2,03%), Friuli Venezia Giulia, Marche (cinque aliquote fissate in base agli scaglioni di reddito), Provincia Autonoma di Bolzano (una sola aliquota dell'1,23%), Puglia (cinque aliquote fissate in base agli scaglioni di reddito), Sardegna (una sola aliquota dell'1,23%), Sicilia (una sola aliquota dell'1,73%), Toscana (cinque aliquote fissate in base agli scaglioni di reddito), Umbria (cinque aliquote fissate in base agli scaglioni di reddito), Valle d'Aosta (una sola aliquota dell'1,23%) e Veneto (una sola aliquota dell'1,23%), mentre diminuisce rispetto al 2014 in Calabria (una sola aliquota dell'1,73%) e Molise (cinque aliquote fissate in base agli scaglioni di reddito). I Governatori di queste ultime due, infatti, hanno deciso di non applicare l'aumento dello 0,3% previsto per legge per le Regioni sottoposte a piano di rientro a causa del deficit sanitario. Le regioni dove aumenta l'addizionale Irpef 2015 Le addizionali regionali Irpef 2015 subiscono rincari considerevoli nel Lazio, in Liguria e in Piemonte. In particolare, nel Lazio le aliquote sono diminuite da tre a due e la più alta è passata dal 2,33% al 3,33%, così come in Piemonte, dove le aliquote sono rimaste cinque, alla stregua della Liguria. L'Emilia Romagna, la Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento, invece, applicano dei lievi aumenti. Nel dettaglio, le cinque aliquote di Emilia Romagna e Lombardia sono state ritoccate verso l'alto dai Governatori per differenziarle in base agli scaglioni di reddito cui fanno riferimento, mentre a Trento l'aliquota è diventata una sola dell'1,23%. Scompare così quella dell 0,5% riservata ai redditi inferiori ai 15.000 euro, con conseguente aumento per i contribuenti di questa fascia, fatta eccezione per i pensionati, esentati in toto.

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Dopo il gran parlare dell'anno scorso, Imu e Tasi sono un po' cadute nel dimenticatoio, ma sono tutt'altro che storia passata: il 16 giugno, infatti, i contribuenti sono chiamati a versare l'acconto relativo tanto all'Imposta municipale unica che alla Tassa sui servizi indivisibili. Acconto Imu e Tasi 2015: chi paga L'acconto Imu 2015 interessa i proprietari di seconda casa, i residenti in immobili che rientrano nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 (immobili di lusso), quelli residenti all'estero con abitazioni in Italia e i possidenti di terreni agricoli, con i coltivatori che pagano per scaglioni in riferimento al valore del terreno e i non coltivatori che pagano l'imposta per intero. Sono esenti dall'Imu, invece, la prima casa, ovvero le abitazioni nelle quali il proprietario è residente e quelle assegnate all'ex coniuge che non rientrano nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, le pertinenze (con il limite di una per ciascuna delle categoria C/2, C/6, C/7), i terreni agricoli che si trovano nei Comuni classificati come totalmente montani e le case di quanti incassano pensioni estere e sono residenti nel Paese nel quale hanno lavorato. In alcuni Comuni sono esenti dall'Imu gli immobili dati in comodato gratuito a figli e/o genitori con Isee non superiore a 15.000 euro e quelli degli anziani ricoverati in casa di cura, mentre nel caso di terreni in collina non pagano la tassa solo i proprietari che hanno la qualifica di coltivatori diretti o imprenditori agricoli. L'acconto Tasi 2015, invece, deve essere pagato dal proprietario o titolare di altro diritto di godimento su un dato immobile e, laddove previsto dal Comune, dall'eventuale inquilino per contratti di affitto di durata superiore ai 6 mesi in un anno e in una proporzione variabile dal 10 al 30% dell'intera imposta. Acconto Imu e Tasi 2015: come si calcola l'importo Imu e Tasi sono due tasse di calcolo non propriamente "immediato". In generale, comunque, l'importo base per entrambe si ottiene a partire dalla rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per 160 per abitazioni e pertinenze e per gli altri immobili commerciali, per 80 per gli immobili accatastati come ufficio e per 55 per negozi e botteghe. L'imponibile è ridotto 50% per fabbricati di interesse storico o artistico e fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati. Per quanto riguarda le aliquote, tanto per l'Imu che per la Tasi valgono quelle del 2014, a meno che il Comune non abbia deliberato i nuovi importi entro il 23 maggio 2015. In ogni caso, la somma di Imu e Tasi non può superare per ciascun immobile l'aliquota massima del 10,6 per mille o dell'11,4 per mille in caso di maggiorazioni. Inoltre, per la Tasi vanno applicate le detrazioni prima casa previste dalle singole delibere comunali. Come pagare l'acconto Imu e Tasi 2015 A meno di scadenze diverse decise dai singoli comuni, l'acconto Imu e Tasi 2015 va pagato entro il 16 giugno 2015. Non è previsto l'invio di alcun bollettino precompilato e il contribuente deve "fare da sè", versando l'importo dovuto tramite bollettino postale o F24.

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Dal 15 aprile 2015 sarà disponibile il modello 730 precompilato del tutto o almeno in buona parte. Per elaborarlo, l’Agenzia delle Entrate sta utilizzando i dati disponibili presso l'Anagrafe tributaria trasmessi da tutti gli enti previdenziali e dai datori di lavoro. Quali sono le domande da porsi e le cose importanti da sapere su questo nuovo modello 730? 1) Chi potrà utilizzare il modello precompilato? Del nuovo servizio dell’Agenzia entrate ne potranno usufruire pensionati e lavoratori dipendenti (e assimilati) che lo scorso anno hanno presentato il 730 (o hanno trasmesso il CUD). Ma non solo. Potrà godere di questo diritto anche chi da quest’anno non ha più un datore di lavoro che possa fare i conguagli, e chi nel 2014 ha usato il Modello Unico pur avendo redditi per i quali si poteva presentare il 730. Inoltre, a parte i produttori agricoli in regime di esonero, sono esclusi tutti i titolari di partita Iva e privi di fatture emesse. Infine non possono presentarlo coloro che lo scorso anno hanno presentato dichiarazioni correttive o integrative (in quanto al 15 aprile sono ancora in fase di controllo automatizzato). 2) Come si ottiene il nuovo 730? Sempre dal 15 aprile si potrà ottenere il proprio modello precompilato solo in versione digitale scaricandolo da una sezione del sito dell’Agenzia delle Entrate dopo aver inserito il codice Pin per i servizi telematici dell’Agenzia. Per chi ancora non lo possiede queste sono le modalità di richiesta: Collegarsi al sito dell’Agenzia agenziaentrate.gov.it, cliccare su “Area Riservata” ed effettuare la registrazione a Fisconline. A questo punto verrà recapitato a casa del contribuente il Pin entro 15 giorni dall’iscrizione; Oppure telefonando al numero 848.800.444; O ancora recandosi presso gli uffici territoriali delle Entrate.

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"L'autogol più clamoroso" fatto dal governo. Così Matteo Renzi ha definito la normativa che individua i nuovi minimi, dopo la bocciatura ricevuta dal popolo delle Partite Iva. E allora, ecco la marcia indietro: il "vecchio" regime agevolato resterà in vigore ancora per tutto il 2015, come caldeggiato da Scelta Civica in una proposta di emendamento presentata in Parlamento nei giorni scorsi. In deroga alla Finanziaria, torna dunque a essere valido quanto previsto dal Decreto legge 98 del 2011, con la possibilità per i possessori di Partita Iva con guadagni fino a 30.000 euro di aderire al regime con aliquota forfettaria al 5%, fatto salvo il limite dei 5 anni di durata o dei 35 anni d'età. Per i liberi professionisti e gli imprenditori che esulano dai suddetti vincoli, ma che rientrano comunque nel massimale dei 30.000 euro di fatturato, vale invece l'opzione stabilita dalla Legge di Stabilità 2015, ovvero il regime con aliquota forfettaria al 15%. In entrambi i casi, è bene ricordare che si tratta di una soluzione transitoria, valida (al momento) solo per il 2015, e che per accedere alle agevolazioni il contribuente non deve avere svolto attività professionale nei tre anni antecedenti, non deve aprire la Partita Iva "come mera prosecuzione di un lavoro dipendente" e deve altresì dimostrare, in caso di collaboratori e/o di acquisto di beni strumentali, che le spese per i primi non superano i 5 mila euro lordi e quelle per i secondi i 20 mila euro lordi. Le bozze di modifica ai nuovi minimi circolate nei giorni scorsi, con l'ipotesi dell'innalzamento della soglia ricavi per i professionisti (rispetto al vecchio regime agevolato, infatti, quello proposto dal governo Renzi distingue tra professionisti, artigiani, ambulanti e commercianti, stabilendo soglie ricavi rispettivamente di 15.000, 20.000, 30.000 e 40.000 euro) e l'abbassamento dell'aliquota fissa dal 15% al 10%, finiscono dunque nel cassetto ed è difficile ipotizzare al momento se saranno ripescate oppure se l'esecutivo metterà mano in maniera radicale alla normativa delle Partite Iva. Quello che è certo, invece, è che a fianco del rattoppo al regime dei minimi il governo ha previsto anche una deroga per quanto riguarda l'aumento dei contributi previdenziali, che restano fissi al 27,72% (per il terzo anno consecutivo). Il gradino del 29% previsto per il 2015 dalla Riforma Fornero viene così bypassato e con il nuovo decreto Saltamartini si arriverà al 28% (anziché al 31%) nel 2016 e al 29% (invece che al 32%) nel 2017.

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Le aliquote sono le stesse dello scorso anno, ma l'Irpef 2015 aumenta comunque. Le amministrazioni locali di Abruzzo, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte hanno scelto infatti di ritoccare verso l'alto le addizionali regionali, con la conseguenza di incrementi di spesa a carico dei contribuenti variabili da un minimo di 19 a un massimo di 2.500 euro. A riportare le ultime - invero poco gradite - novità relative all'Imposta sul reddito delle persone fisiche è la Cgia di Mestre, che ha analizzato la variazione delle addizionali Irpef nelle regioni interessate, stilando un quadro dal quale emerge che le più penalizzate sono le fasce di reddito medio alto, seppure con alcune eccezione. Scendendo nello specifico, per quanto riguarda l'Abruzzo il rincaro previsto è di 19 euro per chi dichiara fino a 10 mila euro e di 38 per i contribuenti oltre i 30 mila euro. In Emilia Romagna l'aumento è di 100 euro oltre i 70 mila di reddito e di 1.000 per coloro che guadagnano da 300 mila euro a salire, mentre c'è un risparmio di 28 euro per dichiarazioni da 30 a 35 mila euro. Sotto i 30 mila euro invece non cambia nulla. In Liguria, nonostante i problemi delle recenti alluvioni, le amministrazioni locali hanno deciso per un rincaro di circa 50 euro per redditi da 15 mila euro in su, invece in Lombardia gli aumenti interessano i contribuenti che guadagnano più di 100 mila euro e variano in base alla fascia di pertinenza. Modalità simile, infine, anche in Piemonte, dove l'Irpef cresce in proporzione al guadagno e riguarda i contribuenti da 30 mila euro a salire, con coloro che dichiarano più di 300 mila euro l'anno che si trovano a dover far fronte a rincari che possono arrivare anche a 2.500 euro. Dal punto di vista degli sgravi Irpef in dichiarazione dei redditi, invece, gli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie sono stati confermati dalla Legge di Stabilità 2015 e sono pari al 50% per importi massimi di 96 mila euro, mentre dal 1° gennaio 2016 le agevolazioni scenderanno al 36%.

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Esenzioni, detrazioni, deduzioni e credito d'imposta hanno subito alcune modifiche introdotte dalla Legge di stabilità 2015 (L.190/2014). Quali sono le principali novità? Per quanto riguarda le esenzioni, dal 1 gennaio di quest’anno, è stato modificato il pagamento del bollo dell’auto. Con la nuova legge fiscale, infatti, anche gli autoveicoli e i motoveicoli ultraventennali di interesse storico e collezionistico sono soggetti al pagamento della tassa. Restano invece esenti i veicoli ultratrentennali. Buone notizie invece per i buoni pasto aziendali. Dal mese di luglio infatti l’importo esente da tassazione verrà incrementato dagli attuali 5,29 euro a 7 euro. Passando alle deduzioni, la novità riguarda la base imponibile che viene ridotta rispetto al reddito complessivo generando così un risparmio di imposta. All’ammontare del reddito si potranno sottrarre infatti alcuni oneri, tra i quali: i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori e quelli integrativi, le erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose, ONLUS, Università, enti di ricerca, enti parco, fondazioni e associazioni di ricerca scientifica, le spese mediche e quelle di assistenza specifica per i soggetti disabili, gli assegni periodici al coniuge e gli assegni familiari stabiliti dal giudice. Riguardo alle detrazioni invece continuano per tutto il 2015 le detrazioni previste per le spese di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica degli edifici. Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio effettuati tra il 26 giugno 2012 e il 31 dicembre 2015 sono detraibili al 50%; il periodo entro cui cedere o assegnare un immobile ristrutturato è stato aumentato, per effetto della Legge di Stabilità, da sei a diciotto mesi. Il contribuente potrà quindi detrarre l’IRPEF del 50% fino al 31 dicembre 2015 e del 36% a partire dal 1 gennaio 2016. Per concludere, l’articolo 7 della nuova Legge di Stabilità 2015 ha modificato il credito d’imposta per le imprese che investono in ricerca e sviluppo con l’estensione della platea a tutte le aziende, con tetto massimo più alto, spesa minima per investimenti più bassa, allungamento fino al 2019 del periodo di agevolazione, rimodulazione dell’importo erogato e soppressione delle agevolazioni per assunzioni altamente qualificate del Dl Sviluppo 2012 e quelle nella Finanziaria 2013.

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Dal periodo d’imposta 2015 la Comunicazione Dati IVA non sarà più obbligatoria. Si tratta di una delle semplificazioni introdotte dalla Legge di Stabilità 2015. Dal prossimo 2016 infatti, al fine di soddisfare l’indicazione comunitaria che richiedeva a ogni stato membro dell’Unione Europea di calcolare preventivamente le «risorse proprie» da versare al bilancio comunitario, la Comunicazione Dati IVA (prevista dal D.P.R. n. 322/1998) non si dovrà più inviare obbligatoriamente. Con la Legge di Stabilità 2015 quindi i contribuenti potranno utilizzare, al posto della Comunicazione Dati IVA, la Dichiarazione IVA per riepilogare tutte le operazioni rilevanti. A cosa serve la Comunicazione DATI IVA? Si tratta di un documento che non tiene conto delle operazioni di rettifica e di conguaglio di fine anno e che indica: le operazioni attive e passive al netto dell’IVA, le operazioni intracomunitarie, le operazioni esenti e non imponibili, l’imponibile e l’imposta relativa alle importazioni di oro e argento effettuate senza pagamento dell’IVA e, inoltre, l’imposta esigibile e l’imposta detratta, risultanti dalle liquidazioni periodiche. Il mancato invio del documento, di natura esclusivamente dichiarativa, può dar luogo solo a una sanzione amministrativa che varia dai 258,00 ai 2065,00 euro. Dal periodo d’imposta 2015, chi sarà esentato dalla Comunicazione DATI IVA? I beneficiari che rientrano tra coloro che saranno esentati sono: i contribuenti che presentano generalmente la dichiarazione IVA entro febbraio, gli imprenditori e i professionisti (persone fisiche) che nell’anno precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore ai 25.822,84 euro, considerando il complesso di tutte le attività esercitate e, infine, i contribuenti che operano in regime dei minimi. In sintesi: Per il periodo d’imposta 2014 (entro Febbraio 2015) i contribuenti devono ancora presentare la Comunicazione Dati IVA, la Dichiarazione IVA unificata e la dichiarazione annuale IVA. Per il periodo d’imposta 2015, con scadenza fissata al mese di Febbraio 2016 invece, i contribuenti non devono più presentare obbligatoriamente la Comunicazione Dati IVA e la dichiarazione unificata ma solamente la Dichiarazione Annuale IVA.

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L'Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) è un'imposta diretta e progressiva, ovvero cresce in modo più che proporzionale rispetto al reddito, secondo i principi costituzionali della capacità contributiva e della progressività. Ciascun contribuente, pertanto, paga un importo calcolato in base a quanto effettivamente incassato nell'anno (scaglione di reddito), moltiplicato per una dato coefficiente (aliquota) e scorporato di detrazioni, oneri detraibili, crediti di imposta, ritenute d'acconto e acconti versati. Le aliquote Irpef 2015 sono uguali a quelle del 2014 e sono comprese in un range che va dal 23% al 43%, al netto delle addizionali e in riferimento al reddito complessivo del contribuente, che per l'anno di riferimento è suddiviso in cinque fasce, i cosiddetti scaglioni Irpef. Scendendo nello specifico, le aliquote Irpef 2015 sono pari a: 23% per reddito imponibile fino a 15.000 euro 27% per reddito imponibile da 15.001 a 28.000 euro 38% per reddito imponibile da 28.001 a 55.000 euro 41% per reddito imponibile da 55.001 euro a 75.000 euro 43% per reddito imponibile oltre 75.00o euro e ciascun contribuente è tenuto ad applicarle scomponendo il reddito complessivo negli scaglioni di pertinenza. Per fare un esempio pratico, se il reddito complessivo è pari a 24.000 euro, l'importo dell'imposta lorda è pari a 15.000 euro x 23%= 3.450 euro + 9.000 euro x 27%= 2.430 euro, ovvero 5.880 euro. Per conoscere l'ammontare dell'Irpef 2015 effettivamente da versare, cioè l'importo dell'imposta netta, è necessario scorporare il risultato ottenuto di detrazioni, oneri detraibili, crediti di imposta, ritenute d'acconto e acconti versati. Ai fini della correttezza del calcolo, si ricorda che il reddito complessivo è dato dalla somma dei redditi imponibili netti di ciascuna categoria e che il reddito imponibile è pari alla differenza tra il reddito complessivo e gli oneri deducibili, al netto di eventuali perdite di anni precedenti.

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Dal 1 gennaio 2015 la Legge di Stabilità ha introdotto novità molto significative all’universo delle Partite Iva. In particolare parliamo del mondo del regime dei minimi. Leggi le nuove scadenze fiscali del 2015  Quali sono le novità? La prima differenza rispetto all’anno scorso è evidente dando un’occhiata ai requisiti richiesti per usufruirne. I cittadini che vogliono rientrare in questo nuovo regime dei minimi non devono più tener conto dei limiti d’età che filtravano gli accessi fino allo scorso anno. Ormai, grazie alla legge di stabilità 2015 è sufficiente che il proprio reddito non superi un determinato limite massimo diverso in base al tipo di settore lavorativo al quale si appartiene. Il regime 2015 ha poi introdotto una differenza temporale. Fino al mese scorso infatti chi rientrava in questa tipologia di regime fiscale poteva rimanerci per un massimo di 5 anni. Oggi invece non ci sono più limiti da questo punto di vista. E’ stata poi inserita un’unica imposta sostitutiva pari al 15% che sostituisce in tutto e per tutto l’IRPEF, l’IRAP e tutte le altre varie addizionali regionali. Si tratta di un’imposta maggiorata del 10% rispetto a quella precedente (del 5%), ma è comunque più bassa rispetto a quella delle altre partite IVA se ci si basa sui criteri vigenti fino al 31 dicembre 2014. Nel nuovo regime inoltre l’imponibile non viene più calcolato sulla base della differenza tra costi e ricavi ma in modo forfettario e le “nuove attività” hanno il vantaggio che, aprendo una nuova partita IVA, possono usufruire di una riduzione dell'imponibile pari ad 1/3 rispetto a quanto stabilito appunto da questi nuovi criteri forfettari. Per quanto riguarda il versamento dei contributi invece, nel nuovo regime dei minimi questi sono di tipo agevolato vista l’abolizione del vecchio reddito minimale annuo relativo ai versamenti previdenziali, mentre per quanto riguarda le spese del lavoratore autonomo sono stati fissati dei limiti: non oltre € 5.000 annui per collaboratori e dipendenti, e non oltre € 20.000 annui per l'acquisto di beni strumentali. Dunque, se volete aprire una nuova Partita IVA e pensate di possedere tutti i requisiti richiesti per il nuovo regime dei minimi potete farlo interfacciandovi direttamente con l’Agenzia delle Entrate.

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Il Decreto “Salva Italia” ha introdotto la riforma dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE). Il nuovo ISEE 2015, al fine di essere uno strumento ancora più equo nella distribuzione delle prestazioni sociali e sociosanitarie tra i cittadini italiani, ha introdotto criteri di valutazione del reddito e del patrimonio ancora più precisi, insieme a un sistema di controlli più attenti rispetto al passato. Ma quali sono le principali novità apportate dal decreto n.201 del 2011? Con il nuovo modello di dichiarazione (DSU, dichiarazione sostitutiva unica) sono stati introdotti: Il "modello MINI", una dichiarazione che semplifica compilazione e calcolo e che riguarda la maggior parte delle situazioni ordinarie; Una dichiarazione a "moduli", specifici per una determinata prestazione o per una particolare condizione del beneficiario. In questo tipo di dichiarazione rientra, ad esempio, la richiesta di prestazioni socio-sanitarie per persone con disabilità che possono far riferimento ad un nucleo familiare ristretto, oppure le prestazioni universitarie per studenti che non fanno parte del nucleo familiare di origine; l'ISEE corrente, per chi perde il lavoro o subisce una diminuzione del reddito del 25%. Si tratta di una formula particolare che consente di aggiornare il proprio ISEE in qualsiasi momento dell’anno, senza dover aspettare la presentazione della dichiarazione fiscale; La semplificazione delle procedure: informazioni come il reddito complessivo o altri dati già registrati dall'INPS o dall'Agenzia delle entrate, vengono direttamente recuperate dagli archivi. Così non c’è più bisogno che se ne occupi il cittadino in sede di dichiarazione.  “È un impegno che avevo preso in Parlamento il 2 ottobre scorso e che avevo già comunicato in incontri istituzionali con i responsabili delle politiche sociali delle Regioni e dell'ANCI sin da luglio - sottolinea Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali - con l'anno nuovo questo fondamentale tassello necessario alla riforma del nostro sistema di welfare potrà finalmente essere operativo. Il nuovo ISEE ci permetterà di identificare meglio le condizioni di bisogno della popolazione, consentendoci allo stesso tempo di contrastare le tante pratiche elusive ed evasive, purtroppo ancora diffuse nel nostro paese. Dotarsi di uno strumento come questo è ancora più importante in una fase storica come l'attuale, con il prolungarsi delle difficoltà economiche delle famiglie e la necessità di mantenere un controllo rigoroso della finanza pubblica".

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Il 2015 è appena iniziato, ma per gli italiani è già tempo di fare i conti - letteralmente - con il fisco. Il mese di gennaio, infatti, è costellato di scadenze e la prima è giovedì 15 gennaio, ultimo giorno utile per espletare il ravvedimento operoso se non si è effettuato o si è effettuato in maniera insufficiente entro il 16 dicembre 2014 il versamento di imposte e ritenute. I titolari di Partita Iva possono procedere in modalità telematica, compilando il modello F24, mentre gli altri contribuenti devono rivolgersi a banche, sportelli postali e agenzie di riscossione. In entrambi i casi l'operazione comporta altresì il pagamento della maggiorazione degli interessi legali e della sanzione ridotta al 3%. Venerdì 16 gennaio i titolari di Partita Iva sono di nuovo chiamati in causa, con il pagamento - sempre in modalità telematica - dell'Iva relativa a dicembre 2014, mentre i sostituti di imposta devono effettuare il versamento delle ritenute operate nel mese precedente, tramite modello F24 telematico per i titolari di Partita Iva e tramite modello F24 telematico o presso banche, sportelli postali, agenzie di riscossione per tutti gli altri contribuenti. Lunedì 26 gennaio è la volta della presentazione Instrastat. Gli operatori intracomunitari con obbligo mensile e gli operatori  intracomunitari con obbligo trimestrale (4° trimestre 2014) devono presentare esclusivamente in via telematica all'Agenzia delle Dogane mediante il Servizio Telematico Doganale E.D.I. (Electronic Data Interchange) oppure all'Agenzia delle Entrate - sempre telematicamente - gli elenchi riepilogativi (Intrastat) delle cessioni e/o degli acquisti intracomunitari di beni e delle prestazioni di servizi intracomunitari effettuati nel mese o nel quadrimestre precedente. Mercoledì 28 gennaio, infine, è l'ultimo giorno per il ravvedimento operoso del versamento dell'acconto Iva relativo all'anno 2014, se non è stato effettuato o è stato effettuato in misura insufficiente entro il 29 dicembre 2014, pagando contestualmente la maggiorazione degli interessi legali e la sanzione ridotta al 3%.

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