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Deflazione Italia: allarme rosso o 'falso positivo'?
Scritto il 2014-09-09 da Silvia Artana su Economia

Fonte: www.corriereitaliano.com

La deflazione rilevata in l'Italia nel mese di agosto è il segnale dell'inasprimento della situazione di crisi che morde il Belpaese da mesi o può essere definita un 'falso positivo'? Dopo i dati resi noti dall'Istat, in base ai quali l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ad agosto 2014 è sceso dello 0,1% rispetto al medesimo periodo dell'anno passato, la domanda rimbalza tra addetti ai lavori e non solo e la risposta - purtroppo - non è univoca.

Se da un lato, infatti, il nuovo direttore dell'Istituto Nazionale di Statistica, Giorgio Alleva, getta acqua sul fuoco, spiegando che il -0,1% dell'indicatore dei prezzi al consumo è da imputarsi alla flessione su base annua dei beni energetici, passati dal più 0,4% di luglio al -1,2% di agosto per la 'fisiologica' diminuzione del costo dell'energia, cresciuto a dismisura la scorsa estate, dall'altro il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble esprimono "preoccupazione". "La situazione economica è drammatica", ha dichiarato infatti il numero uno dell'associazione degli imprenditori italiani, sottolineando che "la crescita, che è l'unico modo per creare lavoro, non può arrivare che dall'impresa" e facendo una fosca previsione: "A meno di un miracolo, avremo un altro dato negativo come nel 2012 e 2013", mentre l'omologo di Padoan ha criticato l'operato della BCE, accusandola di avere immesso troppa liquidità sui mercati.

In un'intervista-approfondimento a Il Sole 24 Ore, Alleva ha chiarito che la deflazione che ha interessato il Belpaese nel 1959 (l'ultima registrata fino allo scorso agosto) si è manifestata "in una fase di crescita" e che quella di oggi avverrebbe invece in una di recessione, ma che comunque "non esistono gli elementi per parlare di ingresso in un regime deflazionistico dell'Italia. Solo l'eventuale persistenza di un fenomeno del genere potrebbe consentirci di discutere dei rischi collegati a un regime di deflazione".

Per valutare lo stato di salute dell'economia dello Stivale, dunque, bisognerà attendere le prossime rilevazioni Istat, ma lo scenario non è lo stesso roseo, dal momento che il tasso di variazione annuale dei prezzi è in calo da 4 mesi (rispetto ai 7 che hanno portato alla contrazione dei prezzi del 1959).

Causata a monte dalla maggiore propensione al risparmio dei consumatori, che fanno così fronte a un ridotto potere d'acquisto, la deflazione porta a una progressiva diminuzione dei prezzi, costringendo le aziende a 'svendere' la merce, incassando sempre meno e ritrovandosi nell'impossibilità di assumere nuovo personale, se non, addirittura, nelle condizioni di dover operare dei tagli. Un vero e proprio circolo vizioso, che impedisce di fatto il rilancio della produzione industriale e la crescita economica, anche se non manca chi nella deflazione vede un'occasione di ripresa, interpretandola, al contrario, come un'opportunità per investire eventuali risparmi da parte di imprese e consumatori, facendo così ripartire i consumi e innescando un circolo virtuoso.

Una lettura che però si scontra con una realtà dove i tassi ai minimi storici - conseguenza della "troppa" liquidità immessa dalla BCE sui mercati - rende poco remunerativo per le banche e gli istituti di credito prestare denaro a imprenditori e privati, bloccando di fatto qualsiasi possibilità per l'economia italiana e non solo di ripartire.

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