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Mutui 2013: cosa succede con l'aumento dell'Iva e tendenze di mercato
Scritto il 2013-10-15 da Silvia Artana su Mutui

Fonte: www.infooggi.it

Arrivano segnali contrastanti dal mercato dei mutui del Belpaese: se da un lato infatti sembra essere in corso una ripresa - con il Crif che a settembre ha registrato per il terzo mese di fila una crescita della domanda (+7,3%) - dall'altro gli importi richiesti sono più bassi rispetto al passato e, soprattutto, le famiglie fanno sempre maggiore fatica a pagare le rate, come dimostra l'aumento delle operazioni di surroga, che consentono di abbassare l'importo mensile allungando il piano di ammortamento. Un problema che riguarda il 10% degli intestatari di mutuo in Italia, a fronte di una media del 7% nel resto d'Europa.

Un quadro complesso, dunque, oltre che estramente delicato ai fini di una ripresa economica (in particolare per quanto concerne il settore edile), sul quale si innesta l'aumento dell'Iva dal 21 al 22% stabilito lo scorso 1° ottobre dal governo Letta: il ritocco verso l'alto dell'imposta rischia infatti di spegnere immediatamente la scintilla di speranza balenata tra operatori del settore e consumatori e, cosa ancora più grave, di far lievitare la spesa delle famiglie già in difficoltà?

La risposta (fortunatamente) è no. Poiché l'Iva è una tassa sul valore aggiunto e poiché più in generale i mutui sono soggetti unicamente all'Imposta Sostitutiva, il suo recente aumento non ha effetto sulle rate dei finanziamenti. L'Iva invece è applicata nella compravendita di una casa quando il venditore è una persona giuridica (per esempio un'impresa) e nel caso in cui la transazione abbia luogo entro 5 anni dal termine dei lavori di costruzione e ristrutturazione. In questa circostanza, l'aumento dell'imposta dal 21 al 22% pesa se l'abitazione in questione rientra nella categoria degli immobili di lusso: su di essi infatti viene applicata l'aliquota ordinaria, mentre su tutti gli altri le aliquote ridotte, del 4% per la prima casa e del 10% per la seconda.

Dunque l'ennesimo ritocco verso l'alto delle imposte in Italia non va a penalizzare un mercato che negli ultimi anni ha conosciuto una contrazione senza precedenti e che solo ora sembra in fase di ripresa, anche grazie al ritocco al ribasso dello spread applicato ai mutui da parte delle Banche: non più soltanto alcune - le pioniere e quelle in cerca di affermazione attraverso politiche di prezzi particolarmente aggressive - ma un numero sempre maggiore, stimato oggi nell'ordine della dozzina. Secondo un recente studio di Mutuionline condotto su 56 Istituti convenzionati, rispetto al 3,55 % di febbraio 2012 e al 3,16% di un anno fa lo spread oggi si attesta in media al 2,83%, per salire al 2,89% nel caso dei finanziamenti a 30 anni.

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